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Intervista a Murubutu: “Ai miei alunni spiego solo le mie canzoni, niente autografi!”

murubutuA cura di Francesco Guidotti

Nel tragitto che separa casa mia dalla facoltà di Lettere ci sono 50 minuti e un treno. Ovviamente vi lascio immaginare la quantità di album che quotidianamente mi sparo nelle cuffiette come un asociale. Nelle ultime settimane sono stato dedito all’ascolto di La Bellissima Giulietta e il suo Povero Padre Grafomane, sì in ritardo, molto in ritardo rispetto all’uscita. Però meno male che Murubutu me l’ha spedito e vi esorto a chiedergli lo stesso. Storie e liriche veramente sublimi e che mi separano (ahimè!) ancora di più dalla realtà immergendomi nei mondi cuciti dal professor/emcee! Questa è la bellissima chiacchierata che ne è scaturita con Murubutu di cui sono orgogliosissimo! Buona lettura!

BarreDiPlutonio_ Probabilmente è una domanda che ti viene posta periodicamente, vorrei chiederti quando è stata la prima volta che hai prodotto uno storytelling, e da cosa è nata questa necessità? Sarei anche curioso di sapere qual è stata la prima storia di cui hai trattato!

Murubutu_ Per rispondere a questa domanda dobbiamo tornare indietro di ere geologiche: mi sono sempre piaciute le storie raccontate oralmente e quelle cantate, due esempi su tutti sono La locomotiva di Guccini o Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers di De Andrè (anche se il testo è di paolo Villaggio) . Il mio primo storytelling risale al 1994, raccontava la storia di un bambino e del suo rapporto con la religione. E’ stato il mio primo tentativo. La prima prova seria invece è sicuramente L’atto isolato, che si trova nell’album de La Kattiveria Dove vola l’avvoltoio del 2006,e parla di un verosimile attentato individuale sullo stile della propaganda del fatto di matrice anarchica, una tematica su cui ho svolto la mia tesi di laurea.

BDP_  Sei un insegnante di materie umanistiche, incappi mai in domande di studenti che ti chiedono del tuo rap? Murubutu entra anche in classe oppure lascia il posto al professor Alessio Mariani.

Murubutu_ Talvolta degli studenti mi chiedono autografi o chiarimenti sulle mie canzoni. Faccio volentieri i secondi perché nei miei pezzi c’è sempre un aggancio con la letteratura, la storia o la filosofia e quindi sono chiarimenti che possono essere utili culturalmente a tutti gli studenti. Quando sono a scuola non faccio i primi. Murubutu entra in classe solo sotto il controllo del prof. Mariani, mai da solo.

BDP_  Qualche tempo fa in un’intervista hai asserito che parafrasando A.Einstein gli artisti usano solo il 10% delle tematiche di cui possiamo parlare, come avviene questo secondo te e perché spesso gli artisti esasperano al massimo un argomento?

Murubutu_ Per vari motivi: 1) gran parte del rap italiano è fortemente derivativo rispetto al rap mainstream U.S.A. e ne mutua temi e contenuti. 2)E’ molto più semplice parlare di cose superficiali e banali che sviluppare testi profondi e articolati. 3)Ci sono argomenti più approvati di altri dalla comunità hh perché sono ritenuti congeniti al genere (egotrippin’, dissin’, rap che parla di rap, droga…)
Sottolineo, come altre volte, che tutto ciò non è per forza un male, io non sono un purista, mi diverto anch’io ad ascoltare pezzi autocelebrativi o ignoranti, il male è se alla fine le liriche hip hop diventano soprattutto questo.

BDP_  Sei entrato in Mandibola Records e tutti i tuoi prodotti saranno distribuiti da questa etichetta storica, come ti sei sentito quando lo hai saputo!?

Murubutu_ Mi ha fatto molto piacer essere distribuito a livello nazionale da una etichetta storica come Mandibola che ha indubbiamente dato un contributo importante allo sviluppo dell’hh in Italia.

BDP_ Da ragazzo quali sono state le influenze musicali che più hanno caratterizzato il tuo modo di scrivere e di fare musica? Ti sentiremo mai rappare di argomenti più frivoli?

Murubutu_ Ciò che più ha avuto influenza sul mia sensibilità lirica è stata sicuramente una certa canzone d’autore italiana: De Andrè, Guccini, Gaber, De Gregori. Dal punto di vista tecnico Method man, Beanie Sigel, Wyclef Jean . In Italia Lou x, Polare, Kaos, il primo Baba. Indirettamente anche gruppi hardcore che ho ascoltato tanto come Negazione e Gorilla Bisquits.
Ho fatto anch’io pezzi ironici o puramente tecnici, quando ancora facevo freestyle mi sono dedicato abbondantemente ad argomenti frivoli.

BDP_  Invece della letteratura e della narrativa quali sono gli autori e testi che più ti hanno rapito e tutt’ora ti capita di rileggere?

Murubutu_ Leggo un po’ di tutto ma ho alcuni tipi di letture che mi attraggono spesso: per quanto concerne la saggistica sono appassionato di storia del terrorismo italiano e di neurologia romanzata (Sacks, Ramachandran). Dal punto di vista della narrativa amo il naturalismo francese e russo ma cerco di leggere anche opere contemporanee italiane e straniere per tenermi aggiornato. Uno dei testi che in assoluto più mi ha rapito è Il ventre di Parigi di Zola.
Che tipologia di studi hai intrapreso all’università (curiosità mia visto che frequento lettere moderne)?
Sono laureato in filosofia

BDP_  Hai una sintassi molto meno libera rispetto ad un libro mentre scrivi uno storytelling, visto il bisogno di incastrare rime, modulare la respirazione e la fonetica di ciò che rappi, mentre è più strutturata rispetto ad altri tipi di rap. Come è strutturato il tuo metodo di scrittura e ti poni mai dei paletti?

Murubutu_ Questa è una domanda molto interessante. La rima è un enorme limite ma anche una enorme risorsa. E’ un procedimento completamente diverso rispetto a chi racconta in prosa perché la fonetica assume una importanza determinante. Una volta che ho individuato una trama che mi interessa comincio ad appuntarmi nuclei di rime che gravitano attorno a chiusure che mi suonano particolarmente bene. È uno sviluppo policentrico. Alla fine quando ho sviluppato parti fondamentali per la comprensione della storia (inizio, sviluppo, conclusione) collego e risistemo tutto inserendo incastri e cura stilistica. Quest’ultimo è un momento che mi piace molto.

BDP_   Come nascono le storie di cui racconti?

Murubutu_ Nascono da storie che raccolgo sul territorio, che leggo sui libri o che invento. Spesso sono storie che mi commuovono o che mi pare ben esprimano il rapporto fra individuo e contesto storico.

BDP_  il tuo prossimo lavoro in uscita è Gli ammutinati del Bouncin ovvero mirabolanti avventure di uomini e mari, cosa ci dobbiamo aspettare da questo cd e quando uscirà?

Murubutu_ Sarà una raccolta di racconti che hanno il mare come comun denominatore. Uscirà nel 2014 anticipato dal video del primo estratto “Isola verde” che si pregia della regia di Andrea Sanna.

BDP_  Cosa pensi de La bellissima giulietta e il suo povero padre grafomane quando ti capita di riascoltarlo? Cambieresti qualcosa?

Murubutu_ Sono contento perché, nonostante alcuni difetti, è un lavoro in cui sono riuscito a realizzare l’obiettivo che mi ero prefissato: accentuare la curvatura cantautorale delle mie liriche. E’ un lavoro estremamente denso, può piacere o no ma penso non possa lasciare indifferenti. Spero di essere riuscito anche fornire un esempio ai giovani mc’s: un rap diverso è possibile.

BDP_  come scegli invece i beat e i tappeti musicali per le tue canzoni, devono avere standard precisi per ogni storia?

Murubutu_ Il beat è lo sfondo scenico delle mie storie per cui è importantissimo, se il beat non va in parallelo con la tensione espressa dal testo la rappresentazione che cerco di sviluppare nella mente degli ascoltatori non si crea. Secondo me il beat perfetto è un campione efficace di chitarra arpeggiata, un basso enorme e una batteria che picchia, basta. Mi piacciono i beatz classici e potenti, non mi piacciono i suoni sintetici. Nel disco in uscita buona parte delle produzioni sono del mio socio Il tenente.

BDP_  Che progetti futuri hai in mente?

Murubutu_ Registrerò diversi feat. per amici e conoscenti che stimo. Collaborerò alla chiusura degli album solisti dei miei soci: il tenente con Am sun scurdè ed dirov e U.G.O. con Strumento parlante nonché il nuovo mixtape di Dj Caster. Più avanti ho in progetto un EP in collaborazione con Malosmokie’s (S.P.N.S.) come produttore.

BDP_  Infine se hai bisogno fatti una domanda e risponditi da solo.

Murubutu_ Quale è il mio regista preferito? Sicuramente J.P.Jeunet, il suo stile barocco mi affascina e mi ispira tantissimo.

BDP_ Consiglieresti mai di intraprendere la strada dell’insegnamento?

Murubutu_ E’ un periodo difficile per chi vuole insegnare, sappiamo che la scuola è stato uno dei settori più attaccati dai tagli della riforma. Classi sempre più numerose, sempre meno fondi, una progressiva burocratizzazione della professione, ecc.. In linea di massima è precariato assicurato…ma a parte questo l’insegnamento è una vocazione e chi la sente veramente se ne frega dei consigli.

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