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Chance The Rapper, l’uomo dell’estate

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A cura di Ash

Ogni primavera, quando gli organizzatori dei festival musicali svelano le loro lineups, inevitabilmente l’artista più di tendenza emerge come l’headliner più richiesto. Negli anni passati, i festival più rinomati hanno puntato su reunions di spicco (OutKast, Guns N’ Roses, LCD Soundsystem), DJs del momento (Calvin Harris, Diplo) e icone indie (Radiohead). Quest’anno però, il titolo spetta all’MC insignito ai Grammy Awards del premio come miglior arista esordiente, Chance The Rapper. Il 24enne rapper di Chicago è stato confermato come headliner per 14 festival solo negli U.S.A., fra cui spiccano Governors Ball, Bonnaroo, Essence, Sasquatch!, Eaux Claires, Fire y, Boston Calling e Lollapalooza. Ancora più sorprendente è il fatto che queste apparizioni saranno incastrate all’interno di un tour di ben 36 date – un grande salto rispetto all’anno precedente, il 2016, che già dimostrò l’enorme potenziale di guadagno di un’artista senza major label alle spalle: secondo il Billboard Boxscore, le esibizioni in Nord America gli hanno fruttato in media per ogni show 384.000 dollari. E il suo Magnificent Coloring Day Festival, tenutosi il 24 settembre al Comiskey Park (di recente ribattezzato Guaranteed Rate Field) di Chicago, ha incassato secondo le stime 2,25 milioni di dollari.

Il dominio di Chance sul circuito dei festival estivi è l’esempio più lampante di una tendenza sempre più frequente, quella per cui gli organizzatori ingaggiano sempre di più artisti hip-hop e R&B come headliners, a scapito di generi come EDM e rock. “Si riflette ciò che sta succedendo nell’industria musicale”, dice Sean O’Connell, direttore del festival Hangout, che ha accolto dal 19 al 21 maggio Chance e Frank Ocean come headliners. “R&B e hip-hop si stanno davvero superando, e la risposta [positiva] delle persone ne è una prova”. L’agente di Chano – uno dei soprannomi di Chance – Cara Lewis, conferma: Hip-hop e R&B stanno definendo la cultura di oggi, e oggi siamo al top della lista dei più ricercati”. L’Hip-hop “la fa da padrona su tutte le piattaforme streaming e playlists, perciò è comprensibile avere una maggiore presenza di artisti di questo genere ai festival”, dice l’agente dell’UTA – United Talent Agency – Jonathan Briks. Nel 2016, secondo Nielsen Music, delle 10 canzoni con più streams negli Stati Uniti ben otto erano tracce hip-hop e R&B, e Views di Drake è stato di gran lunga l’album più ascoltato in rete.

Dart Parker, direttore della divisione A&R – Artists and Repertoire – presso la Shady Records, nonché rappresentante di Danny Brown e Ka, pensa che il progressivo orientamento dei consumatori verso lo streaming abbia obbligato molti rapper ad aumentare numero e date dei tours in maniera tale da compensare la diminuzione delle vendite di copie fisiche (la presenza di Brown è prevista per più di 30 festivals nel 2017). Ma non tutte le scelte obbligate vengono necessariamente per nuocere. “Tutti coloro che hanno fatto tour seriamente si sono rafforzati come artisti”, sostiene Parker, aggiungendo che band di supporto, luci e altri effetti “creano un vero show, che vale molto di più di meri bassi e urla soffocate”. Con il Coloring Book Tour dello scorso anno, e affiancato dall’immancabile pupazzo rosa seduto a pianoforte, conclude Parker, “Chance ha confezionato uno show che lo ha elevato a una o due spanne sopra la maggior parte della scena, e che ha contributo a farlo crescere ulteriormente.”

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