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“Combattere i pregiudizi con l’ironia” Gli Smania Uagliuns ci raccontano il loro Travel Experiment

Smania Uagliuns
Buongiorno ragazzi, in questa torrida estate avete pubblicato “Alo Bucarest”, un nuovo episodio del vostro format “Travel Experiment”, come è nata questa nuova “cartolina”? Avevate già pianificato questa tappa all’uscita di “Bonjour Marseille” o è stata un’idea più recente?
Ciao ragazzi di Barre! No, non avevamo pianificato nulla, in realtà. Sebbene “Bonjour Marseilleavesse avuto un buon riscontro, dunque avevamo messo in conto di creare un vero e proprio format, non eravamo affatto sicuri di riuscire a partire di nuovo per un nuovo episodio. Il compleanno di Pastor Flava è stata l’occasione che ci ha portato nuovamente a “controllare su Skyscanner” (auto cit.).
 Perché avete scelto proprio “Bucarest”?
Perché è un posto poco turistico e una meta non molto battuta. Inoltre rispondeva ad alcuni canoni estetici e culturali che ricercavamo (e perché il volo costava poco ). Mentre vagliavamo le varie possibilità, appena abbiamo visto Bucarest ci è venuta l’idea del concept sui preconcetti circa i rumeni e sulla questione immigrazione e rom. Avuta l’illuminazione abbiamo prenotato il volo.

 Uno degli elementi che rendono originale la produzione del pezzo è indubbiamente la scelta di utilizzare campioni di vinili trovati in loco? Come è stato fare Digging in un contesto come quello di Bucarest?
È stato estremamente interessante. Cerchiamo sempre sonorità e mix strambi e, sicuramente, avere a disposizione dei dischi di musica classica o popolare rumena è stato stimolante anche a livello creativo. In questo modo siamo riusciti a dare vita a un suono esotico e inconsueto anche rispetto a ciò che avevamo prodotto in passato, che è poi quello che ci preme fare da sempre. Abbiamo trovato dei bei vinili di musica sinfonica anche nel loft che abbiamo preso in affitto a Bucarest, LP niente male tra l’altro. 
 “Nel diverso e la decadenza trovo senso e bellezza, il modello mi dà tristezza.”
Partirei da questa citazione per provare ad affrontare il tema della diversità seguendo due diverse dimensioni: La prima è quella musicale, voi avete la capacità di essere sempre originali sia dal punto di vista musicale che da quello lirico, come vi sentite all’interno di questo momento storico dominato dall’omologazione del prodotto musicale nel mercato?
Da un lato ci sentiamo e ci siamo sentiti sempre sfavoriti e un po’ frustrati. Non poter trovare mai una precisa collocazione rende il tutto molto più complicato. L’originalità paga, dicono? Non ci pare. Dall’altro lato ci fa sentire bene questa cosa in fin dei conti. Non potremmo fare altrimenti e quando ascoltiamo anche roba validissima, che però è una copia carbone di altro, non possiamo fare a meno di pensare… a cosa diamine serve? Lo fanno già altri e spesso anche meglio. Magari questo approccio non ci porterà mai da nessuna parte perché a quanto pare l’omologazione è sempre in escalation ma non smetteremo mai di tentare a dare la nostra voce, è questo ciò che ci spinge a continuare a fare musica e a scrivere.
“Saliamo su un pennuto con la benza, fanculo la tristezza, la Italia non ci apprezza, ci ha messo un muro alla schiena, non ne vale la pena, so che sfonderemo nella scena rumena.” Quanto la ricerca di una dimensione internazionale con il format “Travel Experiment” è correlata proprio all’insoddisfazione verso il contesto nazionale che è anche un po’ il tema cardine dell’ironica sceneggiatura del videoclip?
Anche, esattamente. Ci sentiamo sempre più fuori da qualsiasi circuito e scena e abbiamo impiegato questa allegoria nel brano, immaginando un futuro musicale e/o una vita in un’altra nazione. C’è molta ironia e autoironia in ciò che facciamo ma i concetti espressi nel brano sono a nostro avviso importanti e rappresentano un po’ il nostro stato d’animo attuale e la nostra disillusione verso la musica e alcuni aspetti della società in generale.

 Parlando ancora di diversità affrontiamo il tema dell’integrazione, in “Alo Bucarest” è forte la componente narrativa che mira a sfatare una serie di luoghi comuni radicati in Italia nei confronti dei cittadini dell’est Europa e in particolare dei romeni? Possiamo dire che il vostro obiettivo è quello di mostrare la spontaneità e la naturalezza di certi stili di vita andando non solo contro i clichè razzisti ma anche contro quel tipo di visione “paternalistica” e “assistenzialista” tipica di alcune persone e legislatori occidentali?
Avete centrato alla perfezione i nostri intenti. Abbiamo voluto affrontare la questione mostrando la stupidità e la vacuità dei preconcetti radicati nei cittadini medi italiani e non solo, purtroppo anche in alcuni di quelli che guidano questo paese.Utilizzando il nostro linguaggio, abbiamo cercato di sottolineare proprio l’assurdità di alcune posizioni aprioristiche, mostrando anche una Romania e dei rumeni come la maggior parte degli italiani (e non solo) non li ha mai visti o conosciuti. Abbiamo fatto questo provando a ribaltare il paradigma e immaginando per assurdo anche un esodo di italiani in Romania. Tramite uno stile estremo e irriverente, spesso al limite dell’ambiguità o del rischio di fraintendimento, volevamo spiazzare e provare a smuovere anche i cervelli un po’ più atrofizzati.
 Dopo “Alo Bucarest” come continuerà il formato “Travel Experiment”?
Speriamo di riuscire a portare avanti il formato perché sta piacendo molto e noi ci prendiamo ultra bene a comporre in questo modo, anche in maniera opposta rispetto ad alcuni nostri lavori soliti, dalla gestazione molto più lunga e articolata. In più abbiamo notato che, lavorando seguendo il flusso di coscienza e in maniera così estemporanea, tiriamo fuori cose di cui anche noi ci stupiamo. Quindi, compatibilmente con dischi e vita, non sappiamo ancora dove o come (e d’altronde saperlo già ora cozzerebbe appunto con l’approccio volutamente last minute), ma proveremo a proseguire… magari andando oltreoceano questa volta? Boh, vedremo.
 Parallelamente alla realizzazione di questo progetto, qualche mese fa avevate rilasciato “Portami via da qua”, inno all’amore che raccontava un’altra tematica molto attuale come i rapporti sentimentali nel mondo interconnesso dei nostri giorni, oltre a “Travel Experiment”, cosa avete in serbo per il futuro quindi?
Si, “Portami via da qua” analizzava anche questo lato dei rapporti interpersonali attuali, dei conseguenti meccanismi e stati d’animo o dei sentimenti di frustrazione e sconfitta a cui spesso si va incontro con “l’amore social”. In serbo per il futuro potremmo avere addirittura non uno ma due dischi, totalmente differenti sia tra loro sia rispetto ad altri dischi che abbiamo fatto e faremo. Speriamo dunque di riuscire a concretizzare e sbrigarci un po’. Torniamo a concentrarci infatti, va, che il tempo è tiranno. Ciao, ciao!

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