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Rak e Arne rimettono la chiesa al centro del villaggio

All’interno delle discussioni sul gioco del rap e su quella che molti commentatori – facendo un notevole minestrone – amano definire musica urban troppo spesso si da per scontata la cosa più importante: La musica stessa. Spesso leggiamo di etichette vuote, utili a classificare il nulla, e ancora più spesso il cartellino RAP viene associato come una parolina magica a qualsiasi brano musicale che travalichi anche solo in parte i canoni del pop più amato dai nostri reazionari ascoltatori. Ogni tanto capita però che esce qualcosa che, come direbbe Rudi Garcia – allenatore dell’As Roma (2013 – 2016) – “rimette la chiesa al centro del villaggio”.
Oggi parliamo così del nuovo singolo di Rak, “Marlon Brando” che “torna nel 20 17, per rimettere a posto la situazione di sto rap che giuro non riconosco.” La potenza del brano nasce dall’unione tra il beat di Arnebeats e le metriche assasine di Rak, che non lasciano scampo. Il nucleo tematico del brano parte dalla metafora di Marlon Brando che attraverso i batuffoli in bocca era riuscito a calarsi in maniera ancora più convincente nel personaggio di Don Vito Corleone ne “Il Padrino”.
La scena italiana nelle rime di Rak è rappresentata perfettamente da questo annedoto, da chi prova a farlo a chi lo commenta tutti cercano gli escamotage per mostrarsi diversi da quello che sono. Tutti sembrano aver dimenticato le origini, le tappe che hanno fatto si che si costruisse una cultura solida prima di un mercato redditizio. A livello lirico – non a caso – il pezzo contiene una serie di citazioni: Da Jake La Furia ad Esa passando per il Colle, La Famiglia e Bassi Maestro che rappresentano tutti pezzi di un puzzle che il liricista romano rende manifesto della sua poetica.
A livello di sonorità “Marlon Brando” conferma per l’ennesima volta la capacità di Arne di coniugare suoni, che ai più apparirebbero come tanto innovativi quanto sconvolgenti, con un attitudine fondata su una Knowledge spesso troppo dimenticata dagli enfant prodige dell’808 nostrano.
I Barracruda rappresentano forse anche meglio di altri gruppi quella fase di tradizione capitolina che dopo essere esplosi, negli ultimi anni non è riuscita a trovare quella continuità che moltissimi si aspettavano ma ora, parafrasando gli ultimi incastri di Rak: “Dopo il disco Nato Pronto, arriva BC4″ e quindi i barracruda schierati sono chiamati al rapporto!

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