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“Cuore, passione e tecnica” Warez ci racconta le sue Skillz!

Bella Warez, siamo qui con te oggi dopo l’uscita dei tuoi ultimi singoli? Per quanto siano molto efficaci come singoli, volevo sapere se ci fosse tra di loro un filo conduttore?
Sì, il filo conduttore direi che è semplicemente la buona musica... buona in quanto fatta con cuore, passione e tecnica.
Quella di lavorare a una serie di singoli piuttosto che ad un unico lavoro è frutto di quale ragionamento strategico? 
Non c’è una vera e propria strategia dietro, ho solo preso atto che, da tempo ormai, è calata l’attenzione che il pubblico dedica a un artista che non sia già affermato, quindi uscire con dei singoli piuttosto che con un album ha permesso di farmi conoscere con più facilità. Concentrando i miei mezzi su pochi brani, posso mettere a disposizione dell’ascoltatore un prodotto professionale in tutto, nonostante sia stato concepito nell’ambito dell’autoproduzione.

Questo filo conduttore si trasformerà a breve in un unico progetto discografico?
Un ninja aspetta sempre il momento giusto per attaccare…
Provando ad andare un po’ più a fondo vorrei approfondire le tappe che ti hanno portato qui oggi? Come si è evoluta la tua ricerca dal punto di vista musicale? Negli ultimi tempi hai lavorato su sonorità diverse mantenendo la stessa attitudine, e nel futuro?
Ho avuto un lungo percorso di crescita che non ritengo ancora terminato. Sono cresciuto con un concetto di rap diverso da quello che c’è oggi ma sono sempre stato propenso al cambiamento e alle sperimentazioni. Sul futuro, sinceramente non so… sono un ninja, non un veggente

Di pari passo alla tua costante evoluzione metrica e musicale, troviamo un immaginario sempre più vasto ed interessante che arricchisci ad ogni pezzo. Come si è evoluto il concept del ninja di zona?
 È da quando son piccolo che, grazie a mio padre, ho la passione per la cultura orientale, in particolare per il cibo e le arti marziali: pratico karate da quando ho 6 anni e, nonostante sia milanese, penso di aver assaggiato prima il sushi che la cassoeula. Più che un concept, dunque, è un modo di essere: un ninja sposa valori come il rispetto, la solidarietà, l’altruismo, non ama ostentare, evita lo scontro se non in caso di necessità e attende sempre il momento giusto per colpire. Ovviamente chiede solo “quecin”…
Quanto del tuo immaginario ritroveremo nel tuo prossimo disco, hai mai pensato a realizzare un concept album?
In realtà ho già realizzato due concept album in passato, “Kaiseki”, con Zesta, e il progetto “Mani Pulite” insieme a tanti altri. Nei prossimi lavori, di certo, darò un senso di continuità all’immaginario che ho creato finora, ma come dicevo, avendo una propensione al cambiamento e alla “sperimentazione”, fossi in voi non darei un ninja per scontato e mi aspetterei di tutto
Per chiudere la chiacchierata parliamo invece del tuo ultimo singolo attraverso una riflessione. Quanto il concetto di “Skillz” é secondo te cambiato nel tempo? Soprattutto nella percezione del pubblico?
È cambiato molto: essere bravi ormai non basta più, anzi le skills sono passate in secondo piano rispetto all’immagine. Un’alta percentuale di pubblico non percepisce più la bravura dell’artista in quanto tale ma la lega strettamente alla fama e all’immaginario che viene creato, in altre parole il pensiero è “fai tanti numeri, quindi sei forte”. Non rimpiango i tempi passati ma in me rimane la voglia di stupire l’ascoltatore per le mie doti sul beat più che per la maniera in cui abbino i vestiti.

 

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